sabato 9 agosto 2008

MUSICA: un disco per la settimana (che viene)

(The) Melvins: (A) Senile Animal (Ipecac, 2006)

Giapponese sull'isoletta del Pacifico, Connor MacLeod del clan dei MacLeod, e cosi via: qualunque definizione può andar bene per descrivere il mio status di unico (almeno al momento) curatore del blog. Mi sento anche un po' come i personaggi di quei film sui mostri marini (tipo "Leviathan"), quelli che restano per ultimi sulla bagnarola in attesa che si compia il loro tragico destino. Vabbè, passiamo oltre.

Appagata la sete di belluina brutalità con i due dischi dei Pantera e sfogata tutta l'aggressività residua con i primi due Napalm Death (quando arriverò a districarne tutti i suoni e a cavarne l'essenza, in special modo del primo, magari ne parleremo), ora sento il bisogno dell'efferatezza che solo le produzioni dei Melvins mi sanno regalare.

Penultimo* album in studio della loro sterminata discografia, quinto per la Ipecac di Mike Patton, "(A) Senile Animal" fa registrare una sostanziale novità, ovvero l'integrazione nella band dei Big Business, duo stoner di Seattle composto dal bassista Jared Warren e dal batterista Coady Willis. Il neonato quartetto si presenta dunque con due batterie. Tamburami che si compenetrano e si completano perfettamente, e in questo senso l'esempio più fulgido è l'opener "The Talking Horse", in cui a un certo punto Willis ricama con ritmiche quasi sudamericane sulle pestate del buon vecchio Dale Crover. Ma oltre a una sezione ritmica coi controfiocchi, anche il basso di Warren infatti fa la sua parte alla grande, risaltano in questo lavoro le canzoni. Sì, esatto, can-zo-ni: mancano all'appello gli schizzi, le bizzarrie sonore spesso incluse da King Buzzo e amici nei loro dischi. Per contro, nell'animale senile affiorano melodie immediate tipo "Stoner Witch", come per esempio in "Civilized Worm", che, completa di cori da stadio (in fondo, si sa, i nostri hanno un debole dichiarato per i Kiss) termina - giusto per restare fedeli agli antichi baccanali - in una cascata di tamburi. Tre belle cavalcate nello stile di zio parruccone** Buzzo, inframezzate giusto da un brano (il sesto, dalle cadenze meno frenetiche), ci conducono garruli al paludone di "A History of Bad Men", riff da serpentone in movimento capace di riportare ai tempi belli di "Night Goat" sebbene con un suono più curato e potente. I ritmi rallentano ulteriormente nel penultimo brano, preludio all'epilogo, la marcia straniata in perfetto stile Aberdeen di "A Vast Filthy Prison".

"(A) Senile Animal" è un disco di metallo obliquo, genere del quale i Melvins posseggono quasi il know-how in virtù del loro approccio punk e della loro sottile ironia-autoironia (gli articoli tra parentesi davanti al nome del gruppo e al titolo del disco ne sono una prova inconfutabile): qualità che da sempre permeano i loro lavori tenendoli lontani da facili esibizionismi ed esercizi di stile.

*Quest'anno è uscito "Nude with Boots".
**Oggi ingrigito, ma sempre parruccone è.

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