lunedì 4 agosto 2008

MUSICA: i dischi della settimana

Pantera: Cowboys from Hell (Atco, 1990)...

...e ...

...Vulgar Display of Power (Atco, 1992)


Sottotitolo necessario: un po' di tamarritudine non guasta mai.

Non è facile parlare dei Pantera, e magari tra le righe tesserne le lodi, senza correre il rischio di venir assimilati a quella pletora di ragazzini frangettati che ostentano le insegne del gruppo per mostrare al mondo gli (esangui) muscoli o a quell'altra categoria di fighetti finto-metallozzi che riprendono lo stile incazzoso di Phil Anselmo e i chitarroni del povero Dimebag Darrell in maniera scolastica e senza la dose di carogna dei propri modelli così, tanto per impressionare le ragazzine (frangettate). Chi ha fatto il nome dei Bullet For My Valentine, scusate? Tuttavia, se c'è una sola possibilità di non venir inserito in questi due esclusivissimi club, spero di coglierla al volo. Ah, che tempi quelli in cui i metallari erano metallari, e le boy band erano boy band! Ritorneranno mai?
Urge una premessa: chiedo al lettore accanito headbanger che volesse leggere queste poche righe di avere pietà per le mie eventuali imprecisioni o omissioni da profano.
I Pantera di questi due dischi (i primi quattro ripugnano anche buona parte dello zoccolo duro dei fan della thrash band texana, agli inizi tristemente appiattita sul glam) sono una formazione ipersteroidea, che ti marcia sul corpo come un plotone militare, ora a passo di marcia, ora a passo di carica, sempre e comunque tumefacendoti le membra. Basti ascoltare alcuni passaggi di batteria - amorevolmente accompagnata dal basso di Rex Brown - tipo quello che apre "Primal Concrete Sledge" in "Cowboys from Hell": qui Vinnie Paul Abbott, ecco il nome del trucido dietro le pelli panterate, sembra una pressa industriale che gira a mille, e noi sul nastro trasportatore a farci schiacciare. Oppure, per restare nel mai abbastanza piacevole ambito militare, "Walk" di "Vulgar Display...", nella quale il cantante Phil Anselmo gioca a fare il Sergente Maggiore di "Full Metal Jacket". Su tutto, però, ricopre un ruolo fondamentale la chitarra del defunto Dimebag, alle mie orecchie aspra, pulita, precisa e con un suono che, ascoltato al volume giusto, può procurare qualche fastidio all'apparato uditivo. Evviva.
Veniamo, a grandi linee, alle differenze. Nell'album del '90 l'Anselmo si concede alcuni virtuosismi (il ragazzo è capace di alternare acuti palle-strizzate a rauchi ruggiti), ed è esemplare in questo senso la gara tra lui e la chitarra alla fine di "Cemetery Gates"; queste acrobazie canore due anni dopo spariscono per fare spazio a cantati più perentori ed essenziali, vicini a quell'hardcore ai quali i nostri in parte si rifacevano. "A new level of confidence and power" canta mister unscared tatuato sulla panza in "A New Level", e questo verso pare il manifesto programmatico dell'intero secondo album. Ma la differenza essenziale risiede nelle due copertine: quella di "Cowboys from Hell" - che vi risparmio - è, forse, una tra le più brutte della storia della musica*, con quel fotomontaggio scarsissimo dei membri della band in pose Jackass ante litteram** all'interno di un saloon; meglio il cazzottone su faccia deformata del disco successivo, un'autentica esibizione volgare di potere.
Scherzi a parte, si tratta di due album da evitare assolutamente quando si porta la ragazza in giro (a meno che ella non si presenti con la maglietta dei Metallica: in tal caso, però, non fatele notare che Vinnie Paul si mangia Lars Ulrich in un sol boccone, non è carino) o quando in generale trasportate vecchi, bambini e religiosi (esclusi, naturalmente, il don metallaro che vive in Francia e frate Cesare Bonizzi, il francescano italiano con le borchie sotto il saio). Sono, invece, i dischi giusti da mettere in sottofondo a quegli sprazzi di superomismo ai quali spesso non riusciamo ad abbinare la colonna sonora adeguata e che ci pretendono saltellanti in giro per casa a torso nudo con i pettorali belli contratti, oppure per fare ginnastica, con l'amico Phil che cortesemente ci tiene il tempo delle ripetizioni. Per tutto il resto ci sono pur sempre i Buddha Bar...

*Anche se, a mio modestissimo ma insindacabile parere, molte dei Radiohead, si salva solo "The Bends", e le loro cugine povere, quelle dei Negramaro, non hanno nulla da invidiarle
**Ma in fondo "Jackass" non è stata altro che la formalizzazione catodica di una realtà giovanile più o meno sotterranea esistente da che mondo è mondo con qualche effetto speciale in più dovuto alla maggiore perizia dei personaggi coinvolti.

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