sabato 14 giugno 2008

SPORT: Il culo nella sfiga (e gli arbitri sono dei venduti)

Italia-Romania, checché se ne dica (o ne dicano i profàni) è stata una partita molto godibile e tesa fino alla fine. Sebbene la nazionale in maglia azzurra abbia largamente dominato e avesse tutti i mezzi necessari per impallinare il seppur dotato - atleticamente sia ben chiaro - Lobont in realtà si è portata a casa solo un modesto pareggio, che complica al solito le cose. Mi verrebbe da dire: "Come in genere piace all'Italia", e lo dico.

Ma in realtà è normale, anche Marco Paolini (attore), intervistato ieri da La Repubblica ha sostanzialmente detto il vero, ovvero che all'Italia piace soffrire; vincere "da tedeschi" (non quelli di questi europei, probabilmente quelli dei tempi passati) non è per gli azzurri. Bisogna sfidare l'impossibile, sfidare la differenza reti e la-regola-dello-scontro-diretto-perché-poi-andata-e-ritorno. La qualificazione matematica è per i "normali", anche perché (come al solito) "tutti sono contro di noi".

Se l'altroieri con la Korea lo spauracchio era Moreno, oggi è il norvegese Oevreboe che annulla Toni, assegna rigori e roba varia oppure non vede il fuori gioco di Van Nistelrooy. Non importa che se l'Italia si impegna in due minuti infila in porta pure l'impomatato Panucci e se forse si sbattesse alla stessa maniera per sei, forse di questi problemi non ce ne sarebbero.

L'arbitro, meglio se di una nazionalità il più possibile aliena ed esotica, incarna perfettamente un senso di inferiorità infantile e inadeguatezza implicito che non si sa bene da dove venga e che si fa via via più forte man mano che le frontiere si allargano, prima l'Europa, poi la Cina, in futuro Alpha Centauri. Ma mal che vada, se non altro al gioco del calcio, l'Italia può spararle più grosse. Le pallonate, eh. Che pensavate?

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