Vorrei condividere alcune sensazioni e pensieri che mi sono venuti in mente dopo la vittoria di ieri sera della nazionale italiana: qui nelle lande elvetiche, noi immigrati di seconda o terza generazione viviamo in un costante contrasto emotivo dato dal riconoscere la nostra appartenenza felice all'identità svizzera, visto che la nostra vita qui è iniziata e qui si svolge tutt'ora, e dalla consapevolezza che un qualcosa di italiano, e quindi, volenti o nolenti, di profondo, scorre e scorrerà sempre nelle nostre vene. Qualcuno di noi ha anche un doppio passaporto, ma questo non cambia nulla; c'è proprio un doppio livello emotivo: da un lato ancorati, quasi grati e imprescindibili dall'agiatezza e dalla tranquillità della nazione che ci ha dato i natali, dall'altro una sorta di frustrazione delle nostre vere origini, unita ad un sentimento soffocato che non aspetta altre che situazioni giuste per esplodere.
Ecco questa è per noi la nazionale italiana di calcio: è quel momento, quell'attimo, quelle lacrime o quel sorriso che ti viene sulle labbra quando sai che fai parte di un qualcosa di grande, intenso, di sofferto, ma di incredibile. Sarà il calcio, sarà che solo l'Italia sa far penare in questa maniera i suoi tifosi, ma è indescrivibile la gioia che ieri si è riversata nelle strade di Lugano per festeggiare l'ennesima, sudatissima, qualificazione ai quarti.
Purtroppo il mio animo italiano è troppo contento, entusiasta e spensierato in questo momento, ma a vigilare su tutto c'è quella mia parte svizzera che mi avvisa che ancora nulla è stato fatto, che la Spagna (che ci aspetta sicura e galvanizzata Domenica) è una squadra ben superiore sia a Francia che Romania, e che non sarà per niente facile reincontrare quegli olandesi che, con un'onestà e una sportività davvero encomiabili, ci hanno regalato un piccolo sogno ieri sera. Non sarà facile, ma sarebbe bello.
1 commento:
Francia improponibile, l'Italia avrebbe faticato di più se avesse giocato da sola. Comunque la vedo favorita contro la Spagna. Abitare sulla Cantonale, comunque, non mi rende tanto fiero di essere d'origine italiana. Mi rompe le palle e basta.
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